Fiat 2300 S Coupé L’antagonista silenziosa de “Il Sorpasso”

di Filippo Montini tempo di lettura 5minuti

Nel mondo delle auto d’epoca ci sono modelli ricordati per le vittorie sportive, altri per il design, altri ancora per la loro rarità. E poi ci sono auto entrate nell’immaginario collettivo grazie al cinema.

La Fiat 2300 S Coupé appartiene a questa categoria. Non è l’auto protagonista, non è quella guidata dall’eroe, ma è quella che, in una delle scene più famose del cinema italiano, diventa simbolo di un destino inevitabile.

È l’auto che la Lancia Aurelia B24 di Bruno Cortona non riesce a sorpassare nel finale de *Il Sorpasso*.

Il Sorpasso: un finale entrato nella storia

Nel film di Dino Risi del 1962, Bruno, interpretato da Vittorio Gassman, incarna l’Italia del boom economico: impulsiva, spavalda, piena di entusiasmo e leggerezza. Accanto a lui, Roberto, interpretato da Jean-Louis Trintignant, è l’opposto: timido, riflessivo, prudente.

Durante l’ultima sequenza, su una strada costiera deserta, Bruno tenta un sorpasso azzardato. Davanti a lui c’è una coupé elegante e veloce: una Fiat 2300 S.

Non è un’auto qualsiasi. È una gran turismo moderna, potente, veloce, perfettamente in grado di tenere il passo. Il sorpasso non riesce. L’Aurelia esce di strada e Roberto perde la vita.

Quella Fiat 2300 S, quasi anonima nella scena, diventa inconsapevolmente l’antagonista della storia. Non è colpevole, non compie alcuna azione, ma rappresenta l’ostacolo, il limite, il momento in cui l’euforia si scontra con la realtà.

Una gran turismo moderna e raffinata

Presentata nei primi anni Sessanta, la Fiat 2300 S Coupé rappresentava l’interpretazione italiana della gran turismo veloce e confortevole.

Il design, firmato da Ghia, era elegante e moderno, con linee tese e proporzioni equilibrate. Non era un’auto sportiva estrema, ma una coupé pensata per viaggiare velocemente e con stile.

Il motore sei cilindri in linea da 2.3 litri, nella versione “S” preparata da Abarth, offriva prestazioni di alto livello per l’epoca: circa 150 cavalli, una velocità massima oltre i 190 km/h e una grande elasticità di marcia.

Era un’auto destinata a una clientela esigente, che desiderava prestazioni, comfort e un’immagine elegante, senza l’aggressività delle sportive pure.

Un progetto ambizioso per una Fiat di alta gamma

La Fiat 2300 rappresentava, all’inizio degli anni Sessanta, il tentativo della casa torinese di presidiare un segmento più alto, destinato a una clientela esigente e internazionale. Non si trattava di una semplice evoluzione dei modelli precedenti, ma di un progetto sviluppato all’interno della direzione tecnica guidata da Dante Giacosa, l’ingegnere che aveva firmato alcune delle Fiat più importanti del dopoguerra.

La versione Coupé, disegnata da Sergio Sartorelli per Ghia, interpretava questo concetto in chiave gran turismo: una vettura elegante, veloce e adatta ai lunghi viaggi, con proporzioni moderne e uno stile sobrio ma molto raffinato.

La variante “S” rappresentava il vertice della gamma. Il motore sei cilindri in linea da 2.3 litri venne rivisto da Abarth, con una testata specifica, alberi a camme più spinti e carburatori doppi, arrivando a una potenza di circa 150 cavalli. Prestazioni di assoluto rilievo per l’epoca, con una velocità massima prossima ai 190 km/h.

Anche la dotazione tecnica era di alto livello:

* freni a disco sulle quattro ruote

* motore sei cilindri estremamente fluido e silenzioso

* vetri elettrici

* finiture interne curate e materiali di qualità

Soluzioni che, all’inizio degli anni Sessanta, erano ancora rare e riservate a vetture di fascia alta. La 2300 S si proponeva quindi come una gran turismo moderna, capace di competere con modelli ben più blasonati.

L’antagonista perfetta

Nel finale de *Il Sorpasso*, la Fiat 2300 S non viene quasi notata dallo spettatore. Non è presentata, non è raccontata. È semplicemente lì, davanti.

E proprio per questo diventa così potente dal punto di vista simbolico.

Non è una supercar, non è una vettura da corsa: è una gran turismo solida, moderna, veloce quanto basta per impedire il sorpasso. Rappresenta l’ostacolo reale, concreto, che la spavalderia di Bruno non riesce a superare.

In quella scena, la Fiat 2300 S diventa la controparte silenziosa della Lancia Aurelia: una è il simbolo della dolce vita e della leggerezza, l’altra della modernità e della realtà che avanza.

La nostra Fiat 2300 S

La vettura proposta da Montini Automobili rappresenta un esempio particolarmente interessante e autentico di questo modello.

Da nuova ha percorso solamente 113.000 km, praticamente tutti effettuati dal primo proprietario, un farmacista di Vicenza che la acquistò nuova e la conservò con grande cura. Ancora oggi l’auto conserva il suo corredo originale: libretto, tessera di garanzia e tutta la documentazione dell’epoca.

Gli interni sono conservati in condizioni eccezionali, praticamente come nuovi, mentre la vernice è in gran parte quella originale. Si tratta di un conservato raro, che mostra solo i naturali segni del tempo. Segni che, più che difetti, raccontano la storia della vettura e ne costituiscono il fascino, restituendo il sapore autentico di un oggetto vissuto e mai snaturato da restauri invasivi.

Dal 2008 al 2017 l’auto è entrata a far parte della collezione del Museo Manro Classic di Salisburgo, prima di rientrare in Italia nel 2017. Da allora ha fatto parte della collezione Montini, che solo oggi ha deciso di proporla in vendita.

La decisione è arrivata anche grazie alle nuove normative, che hanno permesso alla vettura di riottenere le targhe originali, completando così un quadro di autenticità e coerenza storica raro da trovare.

Oggi questa Fiat 2300 S rappresenta non solo una gran turismo elegante e godibile su strada, ma anche un oggetto con una storia precisa, documentata e perfettamente leggibile, capace di unire fascino automobilistico e memoria culturale.

Crediti fotografici: Archivio Montini Automobili e immagini provenienti da archivi e fonti pubbliche online.